Gli strumenti di scrittura

La storia degli strumenti di scrittura è molto antica perché sin dai tempi remoti l’uomo ha avuto l’esigenza di trasmettere notizie ai propri discendenti e lo ha iniziato a fare già dal tempo della vita nelle caverne che venivano decorate con storie di quotidianità. In seguito sono stati utilizzati steli di piante per stendere l’inchiostro su papiri e pergamene o steli metallici per incidere su tavolette di cera, per arrivare infine, con l’avvento della carta, ad usate le penne di uccello, dalla punta aguzza al punto da lasciare sulla carta una linea sottile.

È molto probabile che tra il 400 ed il 600  d.C. cominciarono a essere usate le penne di uccello, da cui il nome tramandato fino ai giorni nostri di penna, approdando poi  all’uso delle penne d’oca, che per la loro durata e resistenza rimasero il più diffuso strumento per scrivere praticamente fino al 1800. La punta della penna veniva temperata di frequente, come si fa con le matite e prima di usarla per scrivere doveva essere immersa in una boccetta contenente inchiostro: il calamaio.

La penna come noi oggi la conosciamo arriva intorno agli inizi del 1800 con l’introduzione dei primi pennini metallici alla cui rigidità si ovviò applicando tagli e forature che diedero ai pennini l’elasticità necessaria per la scrittura. Si cominciarono così a diffondere pennini d’acciaio montati su canne di legno o avorio che erano usati come le penne d’oca. La criticità di utilizzo di tale strumento era rappresentata dal fatto che spostando il pennino dal calamaio al foglio cadevano gocce d’inchiostro; dalla ricerca di soluzione al problema nacque l’idea di montare il pennino su un cilindro cavo riempito di inchiostro: nacquero così le prime stilografiche.

Nei primi anni del 1900 venne introdotto all’interno del cilindro cavo un serbatoio in gomma che permetteva di ricaricare d’inchiostro la penna immergendo la punta in una boccetta e facendo pressione sul serbatoio per farlo riempire. La penna stilografica, facile da usare e veloce per la scrittura, conoscerà un successo e una diffusione enormi, almeno fino al debutto della penna a sfera.

L’ultima tappa della storia della penna, porta il nome di una persona che la usava per mestiere, il giornalista ungherese, László Biró (1899-1985) che cominciò a usare per scrivere lo stesso tipo di inchiostro utilizzato per stampare i quotidiani, più denso di quello delle stilografiche ma anche più veloce ad asciugarsi, e poiché per usare tale tipo di inchiostro la punta della stilografica non andava bene, all’estremità della sua penna mise una piccola sfera mobile: la sfera scorre sulla carta raccogliendo inchiostro dalla cartuccia all’interno della penna scrivendo quindi contemporaneamente sul foglio. La penna a sfera, o biro, è economica, maneggevole e praticissima da usare ed era nata per non essere più sostituita da altri strumenti di scrittura a mano.

Oggi la scelta di ricambi per questo tipo di penna è vasta e variegata; si possono avere refill roller, feltrino, sfera il tutto in varietà di spessore e colore del tratto.

Ma questo è anche il tempo in cui la penna è molto meno utilizzata che in passato, tuttavia nessuna evoluzione tecnologica potrà mai sostituire il piacere di scrivere a mano così come non potrà mai essere sostituita l’originalità e l’eleganza di una penna realizzata artigianalmente, tra l’altro un’idea regalo in genere molto apprezzata un po’ a tutte le età.

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